Perché frequentando i corsi Minimakers i tuoi figli troveranno più facilmente lavoro

IMG_5636

E’ vero, detta così, la frase del titolo ha un sapore un po’ troppo pubblicitario, specie se l’autore è uno degli stackeholder del progetto Minimakers stesso.

In realtà chi scrive è profondamente convinto della verità di questa affermazione a prescindere dal coinvolgimento personale nell’iniziativa e in questo post cercheremo di spiegare quali sono le ragioni alla base di questo convincimento.

I nostri laboratori, luoghi dove vengono svolti i corsi e i campi Minimakers, sono pieni di strumenti altamente tecnologici: stampanti 3D, macchine a controllo numerico, board a microcontrollore, robot, postazioni di coding, ecc…, ma non è l’apprendimento di queste tecnologie innovative che garantirà il futuro successo dei nostri piccoli allievi, l’obiettivo del nostro programma non è quello di formare futuri tecnici specializzati, il discorso è molto più ampio e articolato.

Iniziamo analizzando il punto di vista di un organismo internazionale decisamente più autorevole del sottoscritto: il World Economic Forum (WEF), la fondazione senza fini di lucro, con sede a Ginevra, che ha tra i suoi scopi statutari l’impegno a “migliorare le condizioni del mondo”.

Se questo obiettivo vi sembra ambizioso considerate che il WEF è finanziato e supportato da oltre mille aziende multinazionali con fatturati superiori ai 5 miliardi, leader nei propri mercati e in grado di influenzare le politiche dei diversi stati.

Per maggiori informazioni sul WEF potete consultare la pagina relativa su Wikipedia a questo link.

WEF

Il WEF pubblica periodicamente dei report che sono pubblicamente consultabili sul proprio sito web a questo link, alcuni dei quali riguardano il mondo del lavoro, sia globale che per area geografica, e il settore dell’education. In particolare l’obiettivo di quest’ultimi è quello di fornire delle linee guida a beneficio dei governi e degli organismi sovrannazionali, come la Comunità Europea, che devono impostare le politiche sulla scuola e sulla pubblica istruzione.

In particolare, nel 2015 il WEF ha pubblicato un report dal titolo: “New Vision for Education: Unlocking the potential of technology” che è considerato una pietra miliare nell’impostazione delle politiche di definizione dei curricoli scolastici e non a caso è anche uno dei riferimenti principali del Piano Nazionale Scuola Digitale del nostro MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca).

Per chi volesse leggere il report completo può scaricarlo in formato PDF a questo link, mentre molte parti significative si trovano riassunte in italiano nel citato Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) scaricabile in formato PDF a questo link.

Lo studio del WEF analizza gli scenari economici, sociali e industriali previsti per il XXI secolo e identifica 16 competenze (skill) necessarie ad affrontare le nuove sfide che gli studenti di oggi dovranno affrontare domani come cittadini, professionisti e lavoratori.

Molto interessante è la mappa concettuale con cui vengono classificate le diverse competenze. La figura di riferimento è la seguente:

WEF-XXI-Skill

Per comprendere meglio il significato della mappa è opportuno considerare un’affermazione contenuta nel report del WEF: “La maggior parte degli attuali studenti si troveranno a svolgere in futuro lavori che oggi ancora non esistono”.

Come formare quindi un ragazzo in modo che possa affrontare uno scenario lavorativo e sociale che oggi non è facilmente immaginabile? Occorrono capacità e caratteristiche caratteriali che consentano di adattarsi velocemente ai nuovi contesti.

Il WEF suddivide quindi le 16 skill in tre gruppi.

Sulla sinistra troviamo 6 competenze di base che potremmo definire “alfabetizzazioni” (Foundational Literacies) che riguardano i principali ambiti su cui storicamente sono stati fondati i programmi scolastici in tutto il mondo occidentale. Si tratta dei tradizionali saper leggere e saper scrivere, saper far di conto a cui sono aggiunte le conoscenze di base nelle scienze naturali, economiche e informatiche e l’educazione civica.

Le Foundational Literacies oltre ad essere l’obiettivo dei programmi scolastici tradizionali sono anche quelle competenze che possono essere trasmesse attraverso una lezione frontale, dalla cattedra o dalla lavagna verso una platea di studenti attenti e ricettivi.

Queste alfabetizzazioni restano elementi fondamentali nella formazione di ogni studente, necessarie per la vita quotidiana, ma assolutamente insufficienti, da sole, per affrontare le sfide che il nuovo secolo riserverà ai nostri ragazzi.

Per questo servono due ulteriori categorie di skill.

La prima categoria riguarda le capacità attraverso cui gli studenti saranno in grado di affrontare sfide complesse (Competencies). In particolare vengono identificate 4 competenze chiave che sono: il pensiero critico inteso anche come capacità di risolvere problemi, la creatività intesa come capacità di trovare soluzioni non convenzionali o non immediate ai problemi, la capacità di comunicare e la capacità di collaborare.

Uno studente dotato di queste 4 capacità sarà in grado di superare difficoltà e risolvere problemi anche complessi.

La seconda categoria riguarda gli elementi caratteriali che consentono allo studente di adattarsi velocemente in un mondo in rapida evoluzione (Character Qualities). In particolare vengono identificate 6 qualità che contraddistinguono il modo in cui ogni studente approccerà i cambiamenti di scenario che inevitabilmente si troverà ad affrontare: curiosità, spirito di iniziativa, perseveranza, adattabilità, capacità di leadership e consapevolezza sociale e culturale.

Competencies e Character Qualities, al contrario delle Foundational Literacies, non possono essere trasferite attraverso una lezione frontale, né possono essere sviluppate esclusivamente studiando sui libri.

E’ proprio sullo sviluppo delle skill che rientrano in queste due categorie che il report del WEF si concentra dopo averne evidenziato la fondamentale importanza.

Si tratta di due aree in cui è necessario applicare metodi educativi più adeguati e innovativi.

La tesi degli analisti WEF è contenuta nel titolo stesso, “unlocking the potential of technology”, cioè che la soluzione può essere trovata liberando il potenziale che la tecnologia può avere nella didattica.

L’impiego di determinati strumenti tecnologici, sia hardware che software, costituisce quindi un importante supporto a disposizione degli educatori e delle famiglie per facilitare lo sviluppo di questo tipo di competenze.

Naturalmente la scelta degli strumenti e soprattutto la finalizzazione di questi verso gli obiettivi educativi che si intendono perseguire sono fattori critici affinché l’utilizzo della tecnologia sia realmente efficace. Il report del WEF fornisce un’analisi dettagliata delle diverse tecnologie che possono essere utilizzate e tra queste vi sono tutte quelle che quotidianamente impieghiamo nelle nostre attività Minimakers.

Il nostro metodo è perfettamente in linea con il modello del WEF. Ogni tecnologia non è fine a sé stessa, ma rappresenta uno strumento in più nelle mani degli educatori e degli allievi per risolvere problemi e sfide che oggi hanno uno scopo ludico, ma le situazioni che si creano nei nostri laboratori servono a stimolare lo sviluppo e l’esercizio di quelle capacità e qualità caratteriali che vengono considerate strategiche per affrontare gli scenari della futura vita sociale e lavorativa.

Attraverso l’esperienza di laboratorio e il “learn by doing” cioè l’imparare facendo, le alfabetizzazioni di base vengono comunque apprese o rafforzate senza un particolare sforzo e nel contempo vengono stimolate quelle capacità e qualità che solo una situazione dinamica di gruppo consente di esercitare in modo adeguato.

IMG_5575

Gli eventi sono opportunamente gestiti da formatori esperti che in questo caso più che istruttori svolgono il ruolo di facilitatori.

Le nostre tecnologie sono attrattive per i ragazzi e divertenti da utilizzare, molto spesso usiamo kit che sono versioni didattiche di tecnologie innovative realmente utilizzate nelle aziende dell’Industria 4.0, tuttavia il vero scopo del loro impiego è il supporto ai metodi di sviluppo delle competenze per il XXI secolo.

Nel 2016 il WEF ha pubblicato un ulteriore report sul tema dell’education che completa quello del 2015. Il titolo del nuovo rapporto è: “New Vision for Education: Fostering Social and Emotional Learning Through Tecnology”. Potete scaricarlo in formato PDF a questo link.

In questo più recente studio viene ripresa la mappa delle skill del XXI secolo evidenziando che le due categorie denominate Competencies e Character Qualities sono una classificazione di skill che rientrano nel cosiddetto apprendimento sociale ed emotivo (Social and Emotional Learning o SEL).

In altre parole viene affrontato il tema dello sviluppo dell’intelligenza emotiva (IE), la cui importanza per la formazione caratteriale dell’individuo è oramai largamente accettata in psicologia e pedagogia e numerosi studi a partire dagli anni ’90 dimostrano in modo molto evidente come gli studenti che abbiano usufruito di metodi didattici specificamente indirizzati allo sviluppo dell’IE abbiano avuto carriere accademiche e professionali mediamente più brillanti rispetto agli studenti formati con metodi più tradizionali.

La tecnologia viene nuovamente identificata come uno strumento potente oggi a disposizione degli educatori.

Anche nel report del 2016 vengono analizzate molte delle tecnologie che compongono la strumentazione dei nostri corsi Minimakers. In particolare viene enfatizzato come la cultura maker rivesta un ruolo importante nella promozione dell’apprendimento sociale ed emotivo.

Il metodo Minimakers è stato sviluppato da pedagogisti che oggi sono tra i soci fondatori dell’APS Officine Roma Makers e introdotto nei corsi e nelle attività per ragazzi a partire dal 2013. Tra gli elementi caratterizzanti c’erano l’integrazione tra Arte, Scienza e Tecnologia (dallo STEM allo STEAM) e l’attenzione verso lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.

Nel corso degli ultimi quattro anni le tecnologie in campo educativo (EduTech) hanno fatto passi da gigante e i principi su cui si fonda il metodo sono stati ben documentati dal WEF e da altri organismi autorevoli e recepiti dal MIUR che li ha introdotti nella scuola pubblica.

I nostri Fab Lab e i nostri Atelier Creativi realizzati nelle scuole che hanno stipulato convenzioni con la nostra Associazione sono dotati delle tecnologie maker e degli strumenti EduTech di ultima generazione e costantemente aggiornati. I formatori che operano nei nostri programmi sono attentamente selezionati e addestrati sul metodo Minimakers per garantire la migliore conduzione possibile dei corsi e il rispetto degli obiettivi didattici, affinché l’esperienza vissuta dai ragazzi non sia semplicemente tecno-intrattenimento ma una vera scuola di preparazione al futuro, entusiasmante e divertente.

image-slideshow-arduino-tft-blog-simtronyx-de_-1024x768

Nei prossimi articoli approfondiremo alcune delle tecnologie e degli strumenti più innovativi che abbiamo introdotto negli ultimi mesi mostrandone l’uso e il valore didattico nell’ambito del framework che qui abbiamo analizzato.

Per maggiori informazioni sulle nostre attività vi invitiamo a navigare sui siti Minimakers.it e FablabRoma.it.